Ricerca e sviluppo
Dobbiamo investire massicciamente nella ricerca se vogliamo un futuro! Sia come Stato che come privati
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Ricerca e sviluppo
RIFORMARE, POTENZIARE E INVESTIRE NEL SISTEMA DI RICERCA ITALIANO
Dobbiamo riformare il sistema di fare ricerca e sviluppo in Italia e poi investirci tantissimo arrivando ad almeno il 3% del PIL
Ufficio Comitati Scientifici di Riforma e Progresso
Curatore della proposta: Giacomo Scotton
SINTESI
La ricerca porta crescita, sviluppo, nuove opportunità e benessere. Noi Italiani poi, siamo patria delle menti più brillanti al mondo, da Archimede, a Leonardo da Vinci, a Enrico Fermi, solo per citarne alcuni; dell’essere stati i primi nella storia dell’uomo, per esempio, ad inventare la basi del sistema bancario (nel medioevo), o scoprire la plastica (grazie allo scienziato Giulio Natta nel secondo dopoguerra). Non tutti lo sanno, ma negli anni ’50 e ’60 l’Italia aveva perfino un suo programma spaziale. Il primo Computer l’hanno inventato gli italiani (la Olivetti), e per non parlare del telegrafo e la Radio di Marconi. Potremmo fare esempi all’infinito sull’eccellenza della mente italiana.
Allo stesso tempo, quando si sentono notizie di equipe di ricercatori internazionali che all’estero hanno scoperto qualcosa (facendo quindi guadagnare fama, gloria, ricchezza e lavoro al loro Paese ospitante), molto spesso, di quelle equipe fanno parte italiani, che sono dovuti emigrare all’estero per lavorare e fare ricerca, in quanto in Italia era ed è tutt’ora difficile poter lavorare nella ricerca, sia per colpa di un cattivo sistema strutturale che per la cronica mancanza di fondi ed investimenti.
E’ ora di cambiare direzione per fare finalmente un salto di qualità e finirla di rimanere indietro! Serve investire in ricerca e innovazione, ne va del futuro del nostro paese!
Investire nella ricerca porta a reali miglioramenti nella nostra vita:
– miglioramenti dei nostri stili di vita
– efficienza nella produzione di beni e servizi
– invenzione di nuovi tipi di materiali, strumenti, oggetti e farmaci, che permetteranno di migliorare, semplificare, supportare la nostra vita, la nostra salute e la nostra economia
– scoprire nuovi prodotti che potranno essere fabbricati in Italia e poi venduti nel mondo (questo crea nuovi tipi di aziende, nuovi tipi di prodotti, e quindi crea nuove opportunità di business e posti di lavoro)
– aiutare a risolvere problemi pratici della vita e del lavoro delle persone
– aiutare a trovare sistemi per inquinare meno il mondo
– aiutare le aziende a produrre meglio, di più e più velocemente con meno sprechi e costi
– curare le malattie e farci vivere meglio e più a lungo
Con questa proposta intendiamo creare un nuovo sistema organizzativo e strutturale del modo di fare ricerca in Italia prendendo spunto dai Paesi migliori, e intendiamo poi finanziarlo sia con grandi quantità di denaro pubblico sia incentivando i privati ad investire in ricerca.
I nostri obiettivi:
L’Italia non può più permettersi di investire poco in ricerca: è ora di portare la spesa pubblica e privata al 3 % del PIL come richiesto dall’UE.
Serve subito una nuova agenzia per la ricerca che sia autonoma e senza intromissioni politiche, con budget blindato, valutazione peer‑review e procedure snelle, senza più burocrazia asfissiante che strozza ogni progetto.
Servono contratti triennali o quinquennali e stipendi competitivi che sono indispensabili per fermare l’emorragia dei migliaia di giovani talenti che ogni anno scappano verso l’estero.
Serve digitalizzare tutto, semplificare e velocizzare i bandi, e altresì mettere sul piatto incentivi seri per trasformare le idee in brevetti, startup e crescita economica.
Serve creare un supporto alle imprese attraverso il coordinamento di un network che le guidi per fare progetti finanziando la ricerca (anche se piccole PMI, perché l’unione fa la forza)
Serve riequilibrare il divario fra nord e sud del Paese nella ricerca
Serve ascoltare e dare seguito alle richieste provenienti dal mondo della ricerca, dai lavoratori della ricerca, fin da troppo tempo inascoltate
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