Estero e Cooperazione

Politica estera per un’Italia, un’Europa e un Mondo migliore

Table of Contents

Estero e Cooperazione

Una strategia per l'Italia

Ufficio Comitati Scientifici di Riforma e Progresso
Curatore della proposta: Emanuel Pietrobon

Sintesi

Il documento strategico di Riforma e Progresso per la politica estera italiana ed europea

Il XXI Secolo si è aperto con la certezza che l’ordine politico liberale a guida statunitense chiamato globalizzazione, si sarebbe naturalmente diffuso su tutto il globo. La sconfitta dei totalitarismi e la fine della Guerra Fredda seguiti dal Momento Unipolare americano hanno per anni diffuso un sentimento di sicurezza scontato e definitivo. Enormi speranze accompagnarono quindi coloro che entrarono nel Duemila, In questo, alcuni importanti autori come Francis Fukuyama o Samuel Huntington, con le rispettive scuole, rafforzarono l’idea che le nazioni sarebbero gradualmente scomparse e che l’adesione al sistema del libero mercato avrebbe mutato antropologicamente tutti i popoli del mondo. Così non fu.

Il nuovo secolo, apertosi con gli attentati dell’11 settembre, è diventato rapidamente il Secolo delle emergenze, delle guerre infinite, dei nazionalismi etno-religiosi e del ritorno in scena di quella Storia che si credeva conclusa. Eventi che, accaduti precipitosamente, hanno colto alla sprovvista soprattutto l’Italia e l’Unione Europea, spianando la strada a una fase di turbolenza internazionale caratterizzata da nuove rivalità che, rispetto al passato, si presenta come più caotica, più partecipata, più frammentata, più destabilizzante.

In questo contesto di conflittualità persistente e crescente, nel cui alveo sorgono, da anni, una pluralità di policrisi dagli effetti semipermanenti, l’Unione Europea e i suoi membri, Italia inclusa, sono chiamati a superare la logica e la visione improntate all’utopismo che ne hanno ha guidato le azioni negli ultimi decenni. La Storia, accompagnata dalla Geografia, è tornata sul palcoscenico e ciò richiede un inevitabile sforzo intellettivo da parte della collettività in direzione di una trasfigurazione dei nostri modi operandi e vivendi.

Riforma e Progresso, col presente Manifesto, vuole esporre quella che è la sua strategia programmatica per proteggere e rafforzare le fondamenta dello stile di vita e della sicurezza dell’Italia e dell’Europa che questo interregno sta minando e minacciando di erodere come un tarlo col legno. 

Partendo dalla ferrea e incrollabile convinzione che l’Interesse nazionale italiano debba necessariamente muoversi all’interno di parametri filoccidentali, ReP (Riforma e Progresso) è altresì consapevole che la realpolitik prevale sempre sulla idealpolitik, che non esistono fasi storiche definitive e che la Geografia è un elemento caratterizzante, seppur silente, della traiettoria di ogni collettività.   

Per i motivi di cui sopra, l’Italia è chiamata a ripensare pragmaticamente il ruolo che vuole avere nella gerarchia dell’Unione Europea, l’importanza che vuole dare all’Africa, la proiezione che vuole avere nel bacino Mediterraneo, i legami che dovrebbe avere con le grandi potenze del sistema internazionale. Aspettare inermi che il futuro si manifesti è un lusso che non possiamo permetterci, perché implica che tutti la pensino come noi o non che non abbiano le possibilità di perseguire le proprie ambizioni; gli anni recenti hanno dimostrato che si stà andando nella direzione opposta. Invece, quando si decide di progettare il futuro, si può diventare padroni del proprio destino. 

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Estero e Cooperazione

Fronte sud: rischi e opportunità per l'Italia

Ufficio Comitati Scientifici di Riforma e Progresso
Curatore della proposta: Lorenzo Castiglione

Sintesi

A partire dalla fine del XX secolo, il Mediterraneo ha perso centralità per gli Stati Uniti, mentre il nostro Paese ha spesso mancato di iniziativa geopolitica, subendo gli effetti delle iniziative altrui, come dimostrato dalla crisi libica, dove ha perso influenza a vantaggio di altri attori (Francia, Regno Unito, USA, poi Russia e Turchia). Le primavere arabe e le guerre in Libia e Siria hanno ulteriormente indebolito il controllo italiano nell’area, esponendola a crisi migratorie e a una crescente instabilità. Sono stati individuati tre dossier da tenere monitorati. Il primo è che nel Mediterraneo è oggi fondamentale la definizione e difesa delle Zone Economiche Esclusive (ZEE), aree marittime dove gli Stati possono gestire risorse naturali e pescare. In un mare piccolo e affollato da tanti Stati, queste ZEE sono spesso causa di tensioni. La Turchia, con ambizioni marittime, e l’Algeria, con una sua ZEE a ridosso della Sardegna, sono due tra gli attori più attivi. Solo nel 2021 l’Italia ha avviato iter legislativi per istituire una propria ZEE. Il secondo risiede nell’ambito energetico. La guerra in Ucraina ha evidenziato la pericolosità di dipendere da pochi fornitori. L’Italia importa la maggior parte dell’energia, mentre il Piano Mattei punta a trasformare il Paese in un hub energetico fra Europa e Africa, con investimenti in infrastrutture ed energie rinnovabili. Oltre ai due gasdotti esistenti, ci sono numerosi progetti in programma, i quali richiedono tutti una inevitabile condivisione infrastrutturale ed economica con paesi terzi, sia che questi appartengano alla sponda sud che a nord del Mediterraneo. Le sfide principali nello scenario riguardano la rinnovata competizione tra potenze, in particolare la presenza e i progetti di Russia e Turchia in Libia, e la rivalità fra Marocco e Algeria con impatti sugli approvvigionamenti energetici verso l’Europa. Tra le opportunità invece, figura il corridoio economico IMEC (India-Medio Oriente-Europa), che sfrutta la posizione dell’Italia come porta d’ingresso per i flussi commerciali tra Asia ed Europa. Tuttavia, questo e altri progetti sono minacciati dall’instabilità politico-militare di aree come Israele/Gaza. Il terzo è la sicurezza delle infrastrutture sottomarine (come cavi e gasdotti), sempre più soggette a minacce ibride e sabotaggi. L’Italia deve investire in tecnologie, capacità di sorveglianza e coordinamento nazionale/europeo per proteggere questi asset chiave. Si suggerisce inoltre un maggiore coinvolgimento del settore privato, aggiornamento normativo e una cabina di regia unica. In sintesi, l’Italia deve superare la passività degli scorsi decenni, sviluppando una strategia mediterranea integrata che tuteli sicurezza marittima, approvvigionamenti energetici e influenza geopolitica, sfruttando sia le opportunità infrastrutturali che rafforzando la propria capacità di difesa e mediazione nell’area.

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