Estero e Cooperazione

Politica estera per un’Italia, un’Europa e un Mondo migliore

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Estero e Cooperazione

Fronte sud: rischi e opportunità per l'Italia

Ufficio Comitati Scientifici di Riforma e Progresso
Curatore della proposta: Lorenzo Castiglione

Sintesi

A partire dalla fine del XX secolo, il Mediterraneo ha perso centralità per gli Stati Uniti, mentre il nostro Paese ha spesso mancato di iniziativa geopolitica, subendo gli effetti delle iniziative altrui, come dimostrato dalla crisi libica, dove ha perso influenza a vantaggio di altri attori (Francia, Regno Unito, USA, poi Russia e Turchia). Le primavere arabe e le guerre in Libia e Siria hanno ulteriormente indebolito il controllo italiano nell’area, esponendola a crisi migratorie e a una crescente instabilità. Sono stati individuati tre dossier da tenere monitorati. Il primo è che nel Mediterraneo è oggi fondamentale la definizione e difesa delle Zone Economiche Esclusive (ZEE), aree marittime dove gli Stati possono gestire risorse naturali e pescare. In un mare piccolo e affollato da tanti Stati, queste ZEE sono spesso causa di tensioni. La Turchia, con ambizioni marittime, e l’Algeria, con una sua ZEE a ridosso della Sardegna, sono due tra gli attori più attivi. Solo nel 2021 l’Italia ha avviato iter legislativi per istituire una propria ZEE. Il secondo risiede nell’ambito energetico. La guerra in Ucraina ha evidenziato la pericolosità di dipendere da pochi fornitori. L’Italia importa la maggior parte dell’energia, mentre il Piano Mattei punta a trasformare il Paese in un hub energetico fra Europa e Africa, con investimenti in infrastrutture ed energie rinnovabili. Oltre ai due gasdotti esistenti, ci sono numerosi progetti in programma, i quali richiedono tutti una inevitabile condivisione infrastrutturale ed economica con paesi terzi, sia che questi appartengano alla sponda sud che a nord del Mediterraneo. Le sfide principali nello scenario riguardano la rinnovata competizione tra potenze, in particolare la presenza e i progetti di Russia e Turchia in Libia, e la rivalità fra Marocco e Algeria con impatti sugli approvvigionamenti energetici verso l’Europa. Tra le opportunità invece, figura il corridoio economico IMEC (India-Medio Oriente-Europa), che sfrutta la posizione dell’Italia come porta d’ingresso per i flussi commerciali tra Asia ed Europa. Tuttavia, questo e altri progetti sono minacciati dall’instabilità politico-militare di aree come Israele/Gaza. Il terzo è la sicurezza delle infrastrutture sottomarine (come cavi e gasdotti), sempre più soggette a minacce ibride e sabotaggi. L’Italia deve investire in tecnologie, capacità di sorveglianza e coordinamento nazionale/europeo per proteggere questi asset chiave. Si suggerisce inoltre un maggiore coinvolgimento del settore privato, aggiornamento normativo e una cabina di regia unica. In sintesi, l’Italia deve superare la passività degli scorsi decenni, sviluppando una strategia mediterranea integrata che tuteli sicurezza marittima, approvvigionamenti energetici e influenza geopolitica, sfruttando sia le opportunità infrastrutturali che rafforzando la propria capacità di difesa e mediazione nell’area.

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