Proposta di riforma per la Gestione e Valorizzazione della cultura e del turismo in Italia

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Proposta di Giacomo Scotton

IL FENOMENO DI BASE, COSA AVVIENE IN ITALIA

Il patrimonio culturale è una risorsa strategica per lo sviluppo sociale ed economico di un Paese. Come dice l’UNESCO, esso rappresenta l’eredità del passato di cui noi oggi beneficiamo e che trasmettiamo alle generazioni future. Noi di “Riforma e Progresso” siamo convinti che il nostro patrimonio culturale è fonte insostituibile di vita e di ispirazione, nonché di lavoro e sviluppo socio-economico.

Nel 2012, nel documento “Culture and the Structural Funds in Italy” pubblicato dallo European Network Expert on Culture, Pierluigi Sacco scriveva: «l’Italia è uno dei paesi membri dell’Unione Europea che sembra naturalmente incline a conferire alla cultura un ruolo centrale nelle sue strategie di sviluppo nazionali e locali. Attualmente, il paese non ha una strategia nazionale, anche a livello regionale la prospettiva strategica sul campo è parziale e frammentata».

https://www.interarts.net

La spesa per le Missioni “Turismo” e “Tutela dei Beni Culturali”
Nel bilancio dello stato le spese relative al patrimonio culturale italiano sono in gran parte incluse in due missioni di spesa: “Tutela dei Beni Culturali” e “Turismo”. Nel 2019, la spesa per le due missioni era di appena lo 0,15 per cento del Pil e lo 0,3 per cento della spesa primaria (cioè il totale delle spese della Pubblica Amministrazione al netto degli interessi sul debito pubblico). Gli stanziamenti per le due missioni sono iniziati a decrescere a partire dagli anni della crisi, passando dallo 0,11 per cento del Pil del 2008 allo 0,08 per cento del 2011 (Fig. 1). In seguito, c’è stata una lenta ma costante risalita fino al recupero e sorpasso (nel 2016) del livello del 2008, arrivando al 2019 con un valore uguale allo 0,15 per cento del Pil.

Osservatorio CPI: https://osservatoriocpi.unicatt.it

Un confronto internazionale
Un altro modo per misurare la spesa pubblica in cultura, adatto soprattutto ai confronti internazionali, è l’utilizzo della contabilità COFOG (classificazione internazionale della spesa pubblica). La spesa pubblica italiana in “Attività culturali” ammontava, nel 2018, a circa 5 miliardi di euro, cifra in grosso modo stabile negli ultimi anni. Ugualmente, il peso della spesa in “Attività culturali” sul Pil è rimasto invariato negli ultimi anni a circa lo 0,3 per cento. L’Italia (Fig. 2) si colloca al di sotto della media dell’Unione Europea (0,4 per cento del Pil), e comunque al di sotto di altri Paesi come Spagna e Germania (0,4 per cento) e Francia (0,6 per cento).

Nel rapporto Istat del 2022 sul tempo e la partecipazione culturale, si legge che più del 50% della popolazione italiana dopo i sei anni non ha mai partecipato a nessuna attività culturale e solo il 39% ha letto almeno un libro. Inoltre, la spesa culturale, a parità di stipendio, è crollata a 19 euro al mese per famiglia nel 2022, meno di un terzo se paragonata al 2015.

Istat: https://www.istat.it

Se guardiamo poi agli ingressi dei musei, scopriamo che il solo Museo del Louvre di Parigi fattura più di tutti i musei italiani messi assieme. Tutto il contrario di quello che ci si aspetta da una «superpotenza culturale». L’Italia non è competitiva e manca di idee e progettualità in ambito culturale, tanto che anche l’impatto dei progetti finanziati con il Pnrr potrebbe essere minimo.

La progettazione culturale ha altre finalità: non si tratta solo di quantità di biglietti staccati ad un dato evento, ma di valutare l’impatto che ha sulla comunità di riferimento a lungo termine.
Questo spiegherebbe anche la carenza cronica di fondi per il comparto culturale e una più naturale predisposizione italiana a puntare sui finanziamenti al turismo, spacciandoli per investimenti alla cultura.

Con il Pnrr, poi, alle amministrazioni centrali e locali sono arrivati per la prima volta molti più soldi di quelli che hanno solitamente gestito, ma non è bastato per cambiare passo, anzi, si sono aperti due fronti instabili.
Il primo a livello ministeriale: Quando si fanno concorsi per l’assunzione di funzionari, il ministero cerca antropologi, etnologi, storici dell’arte e mai economisti o manager. Per questo motivo i funzionari pubblici sono preparati teoricamente, ma vanno in difficoltà quando si tratta di progettare e valutare gli impatti di un investimento come avviene, ad esempio, nel Pnrr.

L’Istat, per esempio, sostenne che “gli interventi nel settore del turismo dovranno orientarsi verso una maggiore integrazione delle politiche culturali e turistiche per la piena valorizzazione dell’enorme potenziale dei territori”. Ad esempio anche il Museo Egizio di Torino, riconosciuto come ente di qualità culturale in Italia, a tal riguardo una volta scrisse che la «generazione di valore culturale non può essere legata al mero profitto ma deve produrre un beneficio diretto alla comunità locale». Per farlo sono necessari «fondi certi e costanti e non misure assistenziali» che mettano la ricerca e la didattica al centro delle politiche sociali.
Museo Egizio: https://api.museoegizio.it

OBIETTIVI DA RAGGIUNGERE

Dobbiamo dotarci anche noi in Italia, come si sta facendo da oltre 30 anni in molti Paesi avanzati del mondo (specie in quelli anglosassoni), di un nuovo tipo di gestione del patrimonio culturale nazionale. Questo è ancora più importante in un Paese come l’Italia, vista la grande quantità e varietà di patrimonio pubblico che abbiamo, dove risulta difficile raggiungerlo, gestirlo, valorizzarlo e finanziarlo tutto solo tramite l’organizzazione burocratica pubblica. È inutile dire come sia stata fino ad ora inutile, insufficiente, inefficace e controproducente la gestione pubblica del patrimonio culturale, del suo mancato supporto alla cultura e alla mancata creazione di opportunità turistiche e di sviluppo sociale. Senza contare che tutti i governi hanno sempre scelto di investire poco o perfino ridurre quelle poche risorse.

Per sviluppare questo programma, oltre ai nostri studi interni dei comitati scientifici, ci siamo affidati al supporto collaborativo di vari esperti esterni del settore, in primis l’associazione “Mi riconosci? APS” (https://www.miriconosci.it/), la più grande associazione italiana che mette assieme studiosi e lavoratori del mondo della cultura.

Il futuro del Patrimonio culturale italiano non può e non deve somigliare al passato recente. L’alternativa è un Sistema Culturale Nazionale.

Serve completamente ripensare il sistema. Per garantire occupazione e vantaggi per la collettività è doveroso un cambiamento di approccio e prospettiva nel modo di gestire la cultura in Italia. Il Sistema Culturale Nazionale che abbiamo in mente deve raccogliere e coordinare in un’ottica collaborativa e organica tutti gli istituti e gli spazi culturali del Paese, puntando ad offrire servizi culturali di qualità a tutti e per tutti, e avendo come obiettivo la crescita sociale e culturale della comunità, sia essa locale o nazionale. Si basa sul principio che ogni cittadino abbia diritto alla cultura, che la cultura serva a creare consapevolezza e a forgiare la democrazia, e che l’esistenza stessa degli spazi culturali debba avere come fine ultimo quello di creare inclusione sociale e benessere diffuso.
Serve rivoluzionare l’offerta culturale, renderla redditizia, e farla diventare risorsa per i cittadini.

OBIETTIVI STRATEGICI

Il rifacimento del sistema di gestione della cultura e del turismo in Italia che questa nostra proposta intende perseguire, oltre agli obiettivi primari, ovvero, far creare posti di lavoro, sviluppo economico e arricchimento e utilità sociale per i cittadini, punta anche a raggiungere altri obiettivi strategici e calcolabili:

  • Diventare il PRIMO PAESE più visitato d’Europa (dall’attuale secondo posto dopo la Spagna) distribuendo il turismo per tutto il territorio nazionale e non soltanto nelle solite più famose destinazioni
  • Creare un TURISMO SOSTENIBILE sparpagliandolo in modo omogeneo in tutte le zone d’Italia, evitando quindi l’overtourism delle solite poche zone.

DESCRIZIONE DETTAGLIATA DI COME METTERLA IN PRATICA

CREAZIONE DELL'AGENZIA NAZIONALE “PATRIMONIO ITALIA”

L’unico interlocutore tra Stato, cittadini, imprese e turisti

Vogliamo creare un ente pubblico, “un’Agenzia” che sarà un unico gestore, interlocutore nonché coordinatore del sistema culturale nazionale, e si chiamerà “PATRIMONIO ITALIA”.
Altresì si occuperà, in modo non dissimile dal Servizio Sanitario Nazionale, sull’istituzione di standard minimi e livelli essenziali che ogni istituto culturale, facente capo al Patrimonio Italia, dovrà perseguire. Ogni ente locale sarà vincolato o stimolato a rispettare e fare propri, standard minimi che avranno carattere territoriale oltre che di singolo istituto (es. un determinato servizio dovrà essere garantito ogni tot cittadini e km quadrati). Standard che potranno riguardare ad esempio: professionalità minime impiegate; condizioni di lavoro e contratti; obiettivi culturali per la comunità e responsabilità etiche; accessibilità diffusa attraverso aperture e fruizioni ragionate al servizio della comunità; garanzie per la tutela, la catalogazione e la ricerca; sviluppo e crescita dell’impatto sociale e dell’inclusione. E altri ancora che potranno essere definiti man mano.

Questi standard devono riguardare tutti gli istituti, siano essi statali, pubblici ma afferenti ad altri enti (comuni, università…), o privati che ricevono fondi pubblici o gestiscono beni pubblici. Faranno eccezione solo i privati che non gestiscono beni pubblici e non prendono soldi pubblici, che dovranno però ugualmente applicare i parametri inerenti alla qualità dei servizi e al rispetto dei diritti dei lavoratori. Gli standard dovranno essere alti, perché un sistema che non funziona e non offre servizi di qualità non serve a nessuno. In questo sistema, le parole chiave sono coordinamento e qualità. Servirà una pianificazione degli investimenti per la valorizzazione del patrimonio culturale diffuso, al servizio della comunità, della costruzione di un senso di appartenenza e di forme di frequentazione turistica sostenibili che portino conoscenza e benessere sui territori e per i territori. Ogni aspetto, dalle mostre, ai servizi informatici e digitali, al turismo, dovrà essere pianificato e coordinato, nonché portato avanti in maniera collaborativa e funzionale al sistema e alla cittadinanza tutta.

UNIFORMARE PER VINCERE

A tale ente verrà dato in gestione l’intero patrimonio culturale pubblico nazionale – musei, siti archeologici, archivi e tutti gli edifici, monumenti, teatri, chiese, strutture, oggetti e luoghi storici di arte e cultura nazionale, i patrimoni paesaggistici, nonché la gestione dei festival artistici e storici (per es. la Biennale di Venezia), cioè tutti i beni pubblici nazionali che prima erano in mano al Ministero dei Beni Culturali e alle sue soprintendenze archeologiche, e ai suoi diversi fondi ed enti vari.

Anche le Regioni, Province e Comuni, nonché i privati che lo vorranno, saranno liberi di dare in gestione all’ente determinati beni culturali che rimarranno ovviamente di loro proprietà, ma che saranno gestiti, amministrati, coordinati ed organizzati dall’ente “Patrimonio Italia”.

Verranno assorbite o chiuse tutte le altre agenzie, istituzioni, enti, e loro siti web annessi, creati “inefficacemente” nel corso degli anni (come ad esempio l’ENIT, italia.it, FUS, e tutte le soprintendenze archeologiche).

STRUTTURA STANDARDIZZATA ED OMOGENEA

Avrà la sua sede nazionale a Roma e poi tutte le filiali periferiche in tutte le regioni e province autonome

Avrà un unico logo, simbolo (come accade per l’English Heritage)

Avrà un unico sito web ufficiale

Sarà gestito da manager ed esperti in varie discipline nonché specializzati in gestione del patrimonio culturale

Avrà un budget solido, annuale e trasparente e sarà indicato ogni volta dal board dei dirigenti dell’ente facenti parte del Consiglio di Amministrazione e non dalla semplice decisione politica ministeriale. Il Governo dovrà poi garantirne i fondi.

Sarà autonomo nelle scelte e nella gestione, non avrà ingerenze politiche e il suo board sarà composto da esperti, manager e persone specializzate in vari settori utili al sistema e saranno scelte in base a competenza tecnica, scientifica ed esperienziale.

Avrà obiettivi e verranno controllati annualmente da un’autorità ministeriale se perseguono tali obiettivi.

AUTONOMIA SCIENTIFICA, COMPETENZA E PROFESSIONALITA’

Similmente a quanto accade in altri Paesi e come faremo accadere anche per il sistema di ricerca nazionale che andremo a riformare, anche l’ente Patrimonio Italia (PI) sarà autogestito e autogovernato senza alcuna ingerenza politica né ministeriale, in modo indipendente, professionale, basato su competenze e obiettivi.
Sarà totalmente autonomo e indipendente dal Ministero della Cultura, pur facendone parte, e al suo interno non ci saranno cariche politiche. La politica (il ministero) potrà soltanto vigilare, controllare e ovviamente stanziare annualmente le risorse decise e approvate dall’ente stesso (sulla base di criteri e procedure che verranno specificate in futuro e non in questo attuale documento in quanto impossibilitati per esperienza, competenza e impossibilità di facile accesso e comprensione di tutti i dati e bilanci esatti sui costi, investimenti e gestione finanziaria di tutti gli enti culturali).

Composizione del Direttivo

Il board direttivo si chiamerà Consiglio di Amministrazione (CdA), sarà composto da 21 membri e dovrà cambiare componenti ogni 3 anni. I membri possono essere riconfermati solo una seconda volta. Il board verrà eletto dal “Senato della Cultura” (SdC) che voterà da una rosa di candidati che dovranno prima presentare titoli e C.V. nonché un documento scritto dove spiegano quali sono le loro intenzioni, idee, progetti e programmi da proporre e perseguire una volta eletti.

Il Senato della Cultura

Il senato della cultura sarà composto da una rappresentanza di tutti i lavoratori della cultura che dipendono dall’ente stesso. Il Senato della Cultura viene eletto ogni 4 anni da tutti i lavoratori e collaboratori esterni di Patrimonio Italia. Il Senato avrà il potere di eleggere il CdA e il potere di vigilare e consigliare lo stesso o fargli interrogazioni ogniqualvolta ne abbia necessità. Il regolamento dettagliato, con limiti, poteri e funzioni sia del CdA che del Senato della Cultura verranno redatti in separata sede e assieme ad esperti ed associazioni che lavorano nel mondo della cultura e del turismo.

I candidati al CdA dovranno avere determinati prerequisiti tecnici e professionali, che poi dovranno rispecchiarsi anche nella composizione del CdA eletto che sarà composto di varie figure che decidono assieme e sono rappresentate e gestite da un “Direttore”. Le figure dovranno essere ad esempio, educatori promotori culturali museali, esperti nella gestione e promozione culturale, esperti a trovare fondi pubblici o cercare donazioni private o collaborare con i privati, esperti in gestione economica e amministrativa, esperti nella gestione del personale, esperti in storia dell’arte, e altri ruoli che verranno più precisamente determinati in futuro e non in questo documento attuale.

CENTRALIZZARE MA ANCHE DARE AUTONOMIA AI TERRITORI
Patrimonio Italia sarà quindi l’organo per accentrare, coordinare, gestire e dare regole e linee guida per quanto riguarda il mondo della cultura in Italia. Avrà poi le sue filiali regionali che a loro volta avranno delle libertà e dei poteri per essere flessibili per valorizzare al meglio quanto il proprio territorio ha da offrire, anche per seguire le diverse esigenze e necessità che ci sono in Italia da regione a regione o persino da provincia a provincia, in modo anche da raggiungere capillarmente tutti i players in gioco.

DIRETTORI CON POTERI E FINANZIAMENTI AUTONOMI, OBIETTIVI E STRATEGIE
L’agenzia “PATRIMONIO ITALIA” (tramite i suoi manager specializzati in gestione e promozione dell’amministrazione della cultura, che hanno avuto comprovata esperienza anche all’estero), creerà un nuovo codice di condotta e un unico regolamento sulla gestione dell’ente. Creeranno ogni anno obiettivi strategici e piani di riqualificazione e rilancio del patrimonio culturale.
Ogni dato, bilancio, decisione ed obiettivo saranno obbligatoriamente trasparenti e completi tramite il sito ufficiale dell’ente. Ogni fine anno il Direttore dell’ente (colui cioè che presiede ed è rappresentante del CdA) terrà un discorso presso il Senato della Cultura invitando anche i rappresentanti del Governo e del Parlamento (in libera pubblica visione video sul sito) dove spiegherà cosa è stato fatto, gli obiettivi raggiunti e cosa si farà l’anno seguente.

Tutti gli attuali dipendenti nei musei e luoghi pubblici della cultura nazionale (inclusi quelli regionali, e degli enti locali, qualora decidessero di mettere determinati beni sotto il regime gestorio dell’Agenzia) verranno assorbiti dal PATRIMONIO ITALIA.

L’Agenzia oltre a creare un modus operandi unico, e oltre a suddividere le risorse equamente secondo le necessità tra ente ed ente, darà fondi, strumenti e poteri specifici ad ogni ente da essa controllata o coordinata, in modo che i direttori di ogni museo, parco archeologico, ecc, possano ulteriormente avere mano libera di gestire tale ente al meglio delle loro possibilità. Anche loro dovranno fare piani strategici ed obiettivi annuali e dovranno riportarli al CdA di Patrimonio Italia.
Anche tutti gli enti sottoposti o coordinati da P.I. (es. musei) dovranno avere un CdA composto da un insieme di esperti e tecnici del settore, similmente al CdA di P.I.

FINALITA’ DELL’ENTE PATRIMONIO ITALIA
Avrà il compito di gestire ed organizzare in tutto e per tutto la cultura nazionale materiale ed immateriale e la gestione e valorizzazione del patrimonio culturale italiano. Gestirà ed organizzerà anche i lavori, i progetti, le attività, i lavoratori e delineerà le strategie nazionali per incrementare e migliorare l’offerta culturale italiana rendendola efficiente e fruibile a tutti. Collaborerà anche con i privati e gli altri enti ed organizzazioni preposte per gestire al meglio e incrementare anche il flusso turistico.

IL NUOVO INCREMENTATO BUDGET PER LA CULTURA

IL FONDO PER IL SISTEMA CULTURALE NAZIONALE

Il budget che verrà deciso e votato ogni anno dal CdA di Patrimonio Italia sarà stanziato dal Governo tramite il Ministero dei Beni Culturali e coperto con fondi pubblici con la possibilità ovviamente anche di garantire ulteriori entrate da fonti private, siano esse da donazioni o di altra natura, anche eventualmente accantonate l’anno precedente. I soldi del Fondo per il Sistema Culturale Nazionale dovranno essere a disposizione di Patrimonio Italia e degli istituti ed enti ad esso collegati.

Attualmente, 2024, momento in cui questa proposta viene scritta, il Governo ha stanziato soltanto 3,6 miliardi di euro al Ministero della Cultura.

Noi vorremmo invece aggiungere anche altri 5 di miliardi di euro per poter coprire tutte le attività che il nuovo ente che creeremo sarà chiamato a gestire.
Quindi vogliamo più che raddoppiare i fondi alla cultura, sia per necessità che per avvicinare l’Italia alla media europea per quanto riguarda la percentuale di PIL speso pubblicamente per la cultura (secondi Eurostat 2022 l’Italia è terzultima in Europa per spesa pubblica in Cultura: con lo 0,3% rispetto alla media Europea dello 0,5% https://irpimedia.irpi.eu). Per sapere dove troveremo le risorse (come per tutte le nostre altre proposte) consultate l’apposita sezione sul sito. 

Questo anche per dare un forte segnale di inversione di marcia in quanto dal 2009 in poi tutti i Governi di ogni colore hanno continuato a tagliare fondi alla cultura (ad esempio nel 2018, eravamo allo 0,7% quando nello stesso periodo Spagna e Francia spendevano il 1,1%, la Repubblica Ceca 1,6%, l’Ungheria 2,7% del proprio PIL https://www.eunews.it). 

COSE DA EVITARE RISPETTO AL PASSATO

Serve mettere in atto nuove pratiche per evitare i problemi organizzativi e la mancanza di efficienza di servizi attuali, imparando dagli errori attuali. Come riporta l’associazione “Mi Riconosci?” (https://www.miriconosci.it/riformare-la-cultura-soldi/), ad esempio si dovrebbe rivedere il sistema delle esternalizzazioni: esternalizzazione sia degli introiti sia del lavoro. Non ha senso che i concessionari in siti come Pompei, Colosseo, Uffizi, tengano oltre il 90% degli introiti dei servizi di caffetteria, ristorazione, bookshop, guardaroba e via discorrendo, tra cui spicca il servizio di prevendita online, che al momento della riapertura sarà l’unico possibile. Dato che questi concessionari stanno chiedendo ingenti aiuti statali per sopravvivere, sembra il minimo rivedere le quote e assicurarsi che i servizi di biglietteria e di prevendita siano immediatamente reinternalizzati. Per quanto riguarda le esternalizzazioni dei lavoratori, il sistema attuale non appare particolarmente lungimirante: un intervento pubblico volto a disincentivare il ricorso a subappalti nell’ottica di una riduzione dei costi e di un miglioramento delle condizioni di lavoro, se ben costruito, può portare ulteriori risparmi all’amministrazione pubblica.
Altro esempio, il miglioramento e l’internalizzazione dei servizi informatici e di digitalizzazione: serve assumere nell’ente ma anche al Ministero della Cultura personale qualificato e specializzato nell’informatica applicata ai beni culturali e alle scienze umane – nell’immediato attraverso collaborazioni, poi per concorso – e adottare programmi sia open source sia a licenza libera (gratuiti e modificabili) permetterebbe di risparmiare moltissimi fondi, oggi concessi all’esterno, per la produzione di software specifici per digitalizzazioni di vario genere, di avere prodotti più efficienti, di esserne proprietari, e di stare al passo con gli aggiornamenti hardware dei computer senza dipendere dalle variazioni del mercato, dunque senza cambiarli continuamente. O ancora: oggi le mostre sono un grosso affare per i privati che le organizzano (in spazi pubblici), che pagano poco per organizzarle ottenendo in più la possibilità di stampare cataloghi spesso senza i diritti di copyright. È lampante la necessità di rivedere il sistema, ponendo condizioni più equilibrate, puntando su mostre con alte finalità scientifiche e di ricerca e facendo pagare importi maggiori ai concessionari.

IL NUCLEO CULTURALE

Per valorizzare le specialità territoriali

Patrimonio Italia pur mantenendo il controllo, la gestione, l’uniformità del modus operandi, la gestione dei dipendenti, regolamenti, gestione delle finanze, logo e organizzazione, ecc. costituirà alcuni dipartimenti territoriali autonomi e specializzati, che chiamerà NUCLEI CULTURALI, per valorizzare, incentivare e dare maggiore autonomia locale a determinate zone ed entità, dove pubblico e privato si coordineranno per investire assieme le risorse in quei precisi luoghi. Per restaurare, mettere in sicurezza e a disposizione strumenti e forze, per creare ambientazioni, coordinare i volontari locali, creare percorsi didattici e turistici comuni (anche enogastronomici), orari visite accessibili, sito web unico, in modo da uniformare ed unificare l’offerta per i turisti, i privati (luoghi per fare matrimoni o ricevimenti ad esempio), per le scuole, le gite, per attività delle aziende, ecc. Il tutto coordinandosi con il trasporto locale, il rifacimento di infrastrutture per portare facilmente clienti, e creando pacchetti promozionali che diano benefici e sconti anche tramite ristoranti ed alberghi della zona.

A titolo d’esempio, verranno creati Nucleo Culturali per la gestione, organizzazione e valorizzazione delle ville venete (sul modello francese per i Castelli della Loira): un Nucleo Culturale per gli scavi pompeiani; uno per i castelli dei Savoia, uno per i palazzi rinascimentali, uno per le ville romane in Italia, ecc.

CREARE UN PERCORSO PER VALORIZZARE VILLE VENETE E NUCLEI STORICI D’ITALIA

MISSIONE “VAL DE LOIRE”. UN ESEMPIO DA SEGUIRE

Un sistema da copiare e applicare ai NUCLEI CULTURALI che comporranno un conglomerato simile ma sparso di opere, edifici e monumenti storici (come per esempio le Ville Venete, e ai vari gruppi di residenze e castelli sparsi per l’Italia)

Per esempio valorizzare le ville venete come fanno in Francia da 40 anni per i castelli della Loira (dove ricavano 1 miliardo di prodotti all’anno) e 280 mila posti di lavoro, con 8 milioni e mezzo di visitatori.
Loro hanno un’agenzia unica apposita chiamata “Missione Val de Loire” (Patrimoine Mondial UNESCO, https://www.valdeloire.org/) che funziona bene con 8 persone che ci lavorano. Fanno un lavoro di mediazione per far incontrare le imprese locali e altri enti che le possono aiutare. Ne sono nate molte di imprese, perfino che si sono specializzate, per esempio nella gestione dei giardini, o che si sono integrate con le opere dei castelli che così aumentano la valorizzazione e la cura del paesaggio.
Questa agenzia non eroga finanziamenti ai proprietari dei castelli perché se ne occupano altri organismi (il distretto o altri enti pubblici territoriali) LE SOVVENZIONI STATALI coprono dal 10 al 40% delle spese di restauro materiale poi le regioni (dipartimenti) coprono altri 10% o 30% delle spese di restauro. Poi c’è anche l’AIUTO FISCALE, perché i proprietari dei castelli possono dedurre le spese dei lavori di restauro dalle loro imposte sul reddito. Tutti i castelli hanno un unico marchio e l’agenzia lo sorveglia. Poi i proprietari di castelli (non come in Italia che sembrano fatti solo per gli studiosi e non per la gente comune) li rendono più attrattivi mettendoci manichini per inventarsi storie e leggende o per spiegare come si viveva all’interno o organizzano continue rievocazioni storiche o fanno assaggiare cibi tipici ecc.
In Francia hanno un UFFICIO DEL TURISMO dietro ogni angolo in ogni città. Noi invece abbiamo un sistema turistico complicato e ognuno si arrangia, senza legame con l’un l’altro, sistemi turistici locali, e burocratizzati (APT, ecc..) e quelli che ci sono, di solito il SABATO e la DOMENICA sono chiusi!
L’organizzazione fa la differenza (valle della Loira 280 Km da coprire, in veneto le ville le trovi in 100 Km!).
Per esempio, il castello di AMBOISE dove visse ed è sepolto Leonardo da Vinci, appartiene ad un privato ma nella biglietteria si trovano anche dépliant di tutti gli altri castelli (e ha bandiere e decori che abbelliscono e rendono il luogo più avvincente).
Le persone di solito hanno soldi e tempo per fare un unico viaggio, e quindi cercano di concentrare il tempo per vedere più castelli e più città possibili dentro una regione in un’unica volta. Quindi tutti i monumenti devono essere complementari piuttosto che in concorrenza.

LA POLITICA DEI PREZZI è COORDINATA (prezzi uguali e stesse politiche di sconto per studenti, anziani o possessori di carte viaggi ecc.) e se intendi vedere più castelli nello stesso periodo paghi un unico biglietto (conveniente) che ti permette di vedere anche più cose senza far la fila e senza comprare il biglietto ogni volta. Anche gli orari di apertura sono flessibili ed estesi (stanno il più aperti possibile) in modo da permettere ai visitatori di riuscire a vederne il più possibile. NON CI SI DEVE FAR CONCORRENZA MA COLLABORARE. Stesse regole per tutti, APERTI TUTTI I GIORNI TUTTO L’ANNO. (ogni castello della Loira si auto finanzia).

Solo di ville e castelli in Italia ne abbiamo un sacco e anche più belli e con più arredo e mobili e vestiario esposto, solo che fanno meno della metà di incasso e turisti perché OGNUNO SI DEVE ARRANGIARE DA SOLO!

Poi, a differenza di quanto accade in Francia, in Italia non si possono dedurre totalmente dalle imposte i costi avuti per restaurare un bene. Per esempio, su 8 milioni di Euro trovati da finanziatori per restaurare un bene, circa 1,7 milioni vanno via di IVA. In Italia l’onere dei restauri ricade tutto esclusivamente sui proprietari dei beni culturali. Le ville venete non hanno niente da invidiare ai castelli della Loira. Ce ne sono 4.238 (tra Veneto e Friuli) ma a parte un sito internet non hanno niente in comune, né le tariffe, né una politica di promozione, ogni proprietario si arrangia come può. E alcuni sono costretti a pagarsi perfino la segnaletica stradale. L’ENTE VILLE VENETE non funziona! E non porta benefici.

È UNA PAZZIA CHE I FONDI PER IL RESTAURO LI METTE LO STATO E POI LA VALORIZZAZIONE COMPETA ALLE REGIONI (e poi, per esempio, a molti proprietari privati manco gli lasciano il permesso per aprire un ristorante o un bar nel castello/villa, che creerebbe più indotto e più servizi). Serve copiare il sistema Francese e lasciare libertà ai privati!
Altro esempio, In INGHILTERRA c’è il NATIONAL TRUST che gestisce da solo certi BENI CULTURALI e ha regole uniche semplici e precise uguali per tutti (persino un manuale sulla museologia e su come disporre i mobili o incartare i quadri) mentre in Italia ogni singolo funzionario di soprintendenza può pretendere che il restauro venga fatto in un modo piuttosto che in un altro (totale incertezza, caos e costi per un privato che volesse mettersi in testa di valorizzare e restaurare un bene). In Italia spesso non ti danno il permesso di fare certi lavori in un certo modo solo perché chi ha il potere di darti il permesso dice che NON GLI PIACE. NON HANNO RISCONTRI OGGETTIVI ma del tutto personali.

RIFARE DA CAPO I NOSTRI MUSEI

IMPARARE DIVERTENDOSI – Rendere la cultura a portata di tutti

Lo sapevano anche gli antichi, per imparare meglio, e affinché ti rimanga impresso in memoria qualcosa, è d’aiuto “VIVERE LE SITUAZIONI IN PRIMA PERSONA“, e “TOCCARE CON MANO E FARTI UN’IDEA REALE DELLE COSE” comparandole con la tua vita reale, e magari “DIVERTENDOSI PURE“.
In Italia dobbiamo quindi cambiare anche il sistema di come facciamo “museologia” ovvero, come “strutturare e presentare al pubblico musei, mostre e luoghi”.
Difficilmente le persone comuni si interessano, comprendono, si appassionano di qualcosa, e sono disposti a pagare e visitare (magari più volte) un luogo, se glielo presenti sotto forma di noiosa “stanza vuota, luoghi in rovina, colonne rotte a terra, bacheche di vasi rotti”, senza stimolare l’immaginazione, e come spiegazione una striminzita didascalia scritta in piccolo su un pannello.

TRASFORMARE BIBLIOTECHE E MUSEI COME LUOGO DI ARRICCHIMENTO SOCIALE E CULTURALE

https://www.openpolis.it

La gente, spesso, va a passare la domenica al centro commerciale, perché è gratis e vede cose, incontra persone, nel mentre mangia o beve qualcosa, pur magari non comprando nulla nei negozi. Perché non va al museo invece? Perché i nostri musei non sono gestiti per attirare persone. All’estero invece, per esempio in Belgio, i musei sono intesi come spazi pubblici e di socialità: ci si può sedere per terra, farsi le foto, sono interattivi ecc. chiacchierare, bere qualcosa. In Italia non si può fare nulla invece. In Italia molti esperti del settore cultura tradizionale odiano l’effetto Disneyland con la cultura, invece può essere anche positivo, non negativo tipo Venezia. Basterebbe dare dei servizi, acqua gratis, poter sedersi, ecc, “divertirsi”, imparare giocando, fare archeologia sperimentale, mangiare come nell’antichità, farsi foto vestiti da antichi personaggi, foto instagrammabili. Organizzare eventi, cene in maschera, giornate di musica d’epoca, costruire qualcosa, fare vasi con l’argilla, ecc .. qualsiasi cosa. Spesso in Italia non è un problema di costi, ma mentale, e colpa di intricati regolamenti. In Italia la cultura è elitaria, seriosa, per esperti, guai toccare, guai mischiarsi con essa. I musei sono pieni di divieti, “zitto e non toccare”, non si può fare nulla, nemmeno nelle stanze vuote. Serve quindi ripensare gli spazi. 

Interattività e multimedialità

I luoghi di arte, storia e cultura devono quindi diventare interattivi, attrarre i visitatori e lasciargli un bel ricordo.

Devono essere circondati di musiche dell’epoca, filmati e video proiettati in sale o pannelli digitali sulle pareti, che mostrano persone (come un documentario in pillole) con attori che spiegano cose rivolgendosi direttamente a chi le sta guardando.

E oltre a video registrati in varie lingue, per certi luoghi dal grande potenziale, e specie in alta stagione, servirebbe creare collaborazioni con gruppi teatrali in modo che possano, vestiti come all’epoca, fare rappresentazioni interagendo con il pubblico.

Organizzare vari incontri che si ripetono ogni sera/ogni tot giorni, durante l’anno, dove ci sono orchestre, cori, cantanti che fanno concerti d’epoca all’interno dei luoghi, per creare atmosfera (per es. musica classica con violini dentro un palazzo del ‘700, menestrelli e flautisti in un palazzo del ‘500).

Feste e Banchetti

Ove possibile, verranno creati anche veri e propri ristoranti a tema accanto al parco archeologico/museo, dove tutto sembra esattamente di una determinata epoca, mangiando solo cibo dell’epoca, con stoviglie dell’epoca.

Dare l’idea del passato

Parte delle risorse dell’agenzia Patrimonio Italia serviranno per ristudiare e reinventare gli spazi dei nostri musei e luoghi culturali pubblici.

Serve creare arredamenti e costumi d’epoca (nel modo più fedele possibile), grazie all’aiuto di artigiani, artisti, costruttori specializzati, tappezzieri, costumisti, ceramisti, falegnami, ecc. (in tal modo si crea anche lavoro per l’indotto).

Questo serve per riempire le varie sale, stanze dei musei, o creare spazi appositi dove la gente veda come poteva apparire esattamente quel luogo, o una frazione di vita quotidiana di una determinata epoca. Allo stesso tempo vedere e toccare oggetti (riproduzioni fedeli), provarsi abiti e farsi foto vestiti da (per esempio) senatori romani, nobildonne del rinascimento, cavalieri medievali, borghesi con cappello a cilindro. Serve creare laboratori e animazioni.
In certi luoghi, in certi periodi dell’anno, organizzare feste (a pagamento) dove la gente può vestirsi con abiti d’epoca (messi in affitto), per ballare, cenare, e passare del tempo come lo si passava tra nobili del 1700, o persone del popolo del 1500, o riorganizzare fiere medievali, o banchetti di romani aristocratici.
Ricreare poi i bookshop e negozi di souvenir che si trovano attualmente nei vari musei, metterli sotto una gestione comune, con unico marchio e merchandising, dove si potranno acquistare anche “ricostruzioni fedeli” e oggetti fatti dai vari artigiani e artisti.

IMPARARE E GUADAGNARE CON L'ARCHEOLOGIA SPERIMENTALE

ARCHEOLOGIA SPERIMENTALE
Tra studio e business

Parte dei fondi dell’Agenzia Patrimonio Italia serviranno per creare dei luoghi sparsi per l’Italia, dove dare inizio a CANTIERI DI COSTRUZIONE e RIVISITAZIONI STORICHE D’EPOCA dove si ricostruiranno luoghi, edifici, villaggi completi, e poi li si useranno come ambiente istruttivo e “musei a cielo aperto”, per istruire i visitatori e creare lavoro alle squadre di persone di tali cantieri.
L’Agenzia darà il via facendo creare e finanziando piccole imprese ai privati volontari che vorranno fare parte del progetto, gli comprerà i materiali, coprirà con assicurazione e pagherà gli stipendi ai volontari, finché le persone non saranno in grado di crearsi una rendita da lavoro grazie alle visite turistiche, scolaresche, collaborazioni con enti ed università anche internazionali, e quindi riuscire dopo poco tempo a mantenersi da soli.

CANTIERI STORICI
Verranno chiamati “CANTIERI STORICI”, ne esistono già in giro per l’Europa, e l’esempio meglio riuscito è in Francia, dove in mezzo ad una foresta accanto ad una città, un gruppo di persone (costituito da volontari e appassionati, artigiani, costruttori, archeologi, fabbri, tessitori, muratori, scalpellini, architetti, ecc.) con l’aiuto di fondi pubblici ha aperto un cantiere vero e proprio, dove stanno costruendo dal nulla un vero castello medievale usando tassativamente soltanto tecniche ed attrezzi del XIII secolo. Il cantiere l’hanno chiamato “Castello di Guédelon”. Iniziato nel 1997 al fine di indagare a fondo la tecnologia utilizzata nel passato, mentre tutti i materiali da costruzione sono ottenuti a livello locale (argilla, legname, pietra, ecc). La realizzazione del castello prevede anche la costruzione di altri edifici tipici della società medievale quali la cappella, il villaggio, le officine ecc. (https://www.guedelon.fr/en/)
Hanno creato un percorso formativo e museale facendo vedere ai turisti cosa e come fanno, e facendo persino “sporcare le mani” ai turisti che possono cimentarsi nel fare artigianato, aiutare a creare i materiali, ecc. Hanno linee di autobus dedicate che dalla stazione della città porta direttamente al castello.
Hanno circa 300 mila visitatori l’anno! Più di quanti ne ha annualmente il Palazzo Ducale di Mantova o le Grotte di Frasassi!

QUESTI TIPI DI PROGETTI HANNO MOLTEPLICI EFFETTI POSITIVI (come si legge anche dal loro sito):

TURISMO
Il sito di costruzione può essere visitato ed è presente un ristorante medievale per accogliere i turisti. Il sito è oggi una meta turistica importante tanto da costituire la maggior attrazione in Yonne, con più di 300.000 visitatori l’anno.

EDUCAZIONE
Il progetto è aperto e adattato ai gruppi e alle scolaresche. In questo modo è possibile conoscere le condizioni di lavoro e le differenti professioni del medioevo.

SCIENZA E CONOSCENZA
Il team di progetto usa e testa le conoscenze degli scienziati e storici in tecniche di costruzione medievali.

OCCUPAZIONE
Il progetto ha creato 45 posti di lavoro fissi e attirato 200 volontari, assumendo giovani in difficoltà ed aiutandoli con la formazione professionale sul campo. Per esempio alcuni di loro hanno ottenuto la certificazione di scalpellino.
COMMEMORAZIONE
Il progetto può essere visto come un memoriale che realizza il sogno di colmare il divario epistemologico tra il presente e il passato.

NOSTRI OBIETTIVI
Da noi sarebbe bello cominciare con progetti sparsi per l’Italia, costruendoli in zone accessibili ma poco visitate, fuori dai centri “famosi” in modo da portare turismo anche in zone secondarie d’Italia. Costruire per esempio queste opere con annesso villaggio, ristoranti e animazioni. Ad esempio si potrebbe: Costruire una villa romana (con mosaici inclusi) – Costruire un palazzo rinascimentale – Costruire un castello medievale – Costruire una villa palladiana.

ATTRARRE I TURISTI, GUIDARLI E SUPPORTARLI - UNA GESTIONE CENTRALIZZATA

Portare qui i turisti e farli rimanere il più a lungo possibile

Patrimonio Italia sarà l’unica agenzia pubblica che farà promozione turistica e culturale a livello nazionale (tramite un suo dipartimento apposito fatto da specialisti del settore). In tal modo avrà un’unica voce, un’unica forza ed energia, investendo massicciamente in marketing e pubblicità, creando campagne pubblicitarie mirate anche all’estero, per attrarre gli stranieri in italia, organizzando pacchetti, sconti, cooperazioni con compagnie aeree, agenzie di viaggio italiane e straniere e coordinerà le campagne di informazione.

UNICA GESTIONE CENTRALIZZATA

L’AGENZIA RICREERA’ IL SITO “visititaly” per renderlo completo e unico punto di riferimento per i turisti.
I turisti, specie se stranieri, non hanno tempo e voglia di mettersi a cercare tutto da soli ed organizzarsi tutto. Infatti all’estero nei Paesi organizzati bene, gli stranieri stanno più giorni in visita, spendono di più e visitano e provano più cose, in Italia invece siamo in balia del mordi e fuggi (in media stanno in Italia solo 3 giorni, e difficilmente escono dalle solite zone più famose (Roma, Venezia, Firenze, Milano, Napoli).
I turisti vanno presi e guidati per mano e bisogna offrirgli tutte le cose che possono provare, fare, e visitare in Italia, con la minor fatica possibile e senza stress.
L’agenzia, oltre ad aprire sedi “agenzie di promozione turistica italiana” nelle città più importanti e ricche del mondo, strutturera’ un: SITO WEB e un’APP apposita dove fin dall’HOMEPAGE sarai guidato in un percorso che ti consiglierà cosa fare, vedere, provare, assaggiare e vistare.
Partendo dagli interessi: per es. ARTE E CULTURA, SPIAGGE MONTAGNA E NATURA, LUOGHI RELIGIOSI, TOUR ENOGASTRONOMICI, ATTIVITA’ SPORTIVE, SHOPPING E MODA. Si potra’ scegliere quanto vuoi di ogni categoria e poi attraverso la mappa deciderai dove andare e cosa vedere.
Ti verra’ spiegato come arrivarci e potrai anche già prenotare mezzi pubblici, vedere gli hotel della zona, e anche ristoranti della zona. Potrai calcolare distanze e tempistiche dei tuoi tragitti.
Potrai già prenotare musei e attività, e pagarle con la carta già tramite l’APP, e una volta nel luogo (museo, hotel, ecc.) dovrai solo fargli vedere dal cellulare la prenotazione già pagata (o nei musei e mezzi pubblici, passare il QR code dal tuo schermo, sotto i lettori ottici che ti faranno entrare senza fare file).
Un turista spaesato e che non parla italiano deve poter essere in grado di spostarsi nel miglior modo possibile.
La APP gli farà anche da “Maps” e in giro per le città principali verranno installati cartelli segnaletici, tutti con lo stesso colore appariscente e il logo dell’agenzia, che indicano le direzioni dei luoghi, monumenti, musei, stazioni, ecc.
Verranno create poi linee dedicate di AUTOBUS, TRENI e TRAGHETTI che verranno dipinti di un unico colore e con sempre il solito simbolo riconoscibile dell’agenzia, e che partendo da un punto ben preciso e raggiungibile (esempio, dalla stazione dei treni o degli autobus principale della città, o da una piazza centrale), serviranno solo per portare i turisti da quel punto fino alle varie destinazioni turistiche. Questo eviterà anche di mescolare i turisti al caos dei mezzi pubblici italiani.

PORTARE I TURISTI IN TUTTE LE REGIONI

Quando un turista atterra a ROMA, per esempio, grazie al tour che si è organizzato (consigliato) tramite sito, e App dell’agenzia PI, verrà incentivato ad andare a visitare anche in città, musei, luoghi e posti particolari (anche tragitti escursionistici naturali, enogastronomici, ecc.) fuori regione. 

Creeremo mezzi pubblici dedicati (anche sconti su aerei se per caso da Milano lo si voglia incentivare ad andare in Sicilia o Sardegna per esempio), e deve riuscire ad arrivare nel minor tempo possibile e senza stress, in tali luoghi, e il più possibile con i mezzi pubblici.

Per esempio, da Roma, dovrà essere facile poter andare in Puglia a vedere Castel del Monte, investiremo in ferrovie e BUS NAVETTA in modo da portare agilmente persone fin lì, così come a Matera, Reggio Calabria e in altri luoghi meno battuti in tutta Italia.

RICREARE IL GRAND TOUR DEL 1700

Si trattava del “giro turistico” che artisti ed intellettuali europei facevano tra 1700 e 1800 per venire a visitare l’Italia e vedere a tappe vari luoghi di arte e storia italica.
Attraverso la app o il sito dell’agenzia sarà possibile, come spiegato, scegliersi e customizzarsi cosa vedere in Italia, cosa prenotare, cosa fare, ecc.
In certi casi invece verranno proposti pacchetti fissi tutto incluso, del tutto organizzati (dove andare, cosa fare, dove pernottare, ecc.). L’agenzia si sarà ovviamente precedentemente organizzata coordinandosi con ristoranti, hotel, aziende che vorranno partecipare a queste attività
Uno di questi pacchetti sarà chiamato “GRAN TOUR” e riproporrà fedelmente il tour che facevano due secoli fa gli intellettuali e gli artisti europei, dal nord al sud Italia, durerà svariati giorni. Sarà una trovata marketing ma che “incentiverà” a visitare per lungo e per largo l’Italia soffermandosi a lungo.

TRASFORMARE LA VIA FRANCIGENA NEL CAMMINO DI SANTIAGO ITALIANO

Un cammino dal potenziale ignorato. A Santiago crea lavoro, facciamolo anche noi

Il cammino di Santiago in Spagna, a detta di tutti è bello, attrezzato, accogliente. Ben segnalato, con la “concha” (il simbolo della conchiglia riportato ovunque e sempre riconoscibile, a forma di conchiglia, che marca il sentiero) sulle case e sull’asfalto, agli svincoli. Difficile perdersi. Per i pellegrini c’è sempre qualche struttura dove alloggiare, comunale o privata (dai 5 ai 10 euro), un posto dove mangiare (menù fisso ovunque e abbondante a 10 euro con bottiglia di vino annessa). E soprattutto, a parte qualche tratto nelle mesetas, si cammina lontani dalla strada e dai suoi pericoli. Senza contare che il traffico in quei posti nel Nord della Spagna è ridicolo se paragonato a quello dell’Italia. Insomma, cammini e sei sereno, anche economicamente. Sai che tra cibo e pernottamento, spendi dai 20 ai 30 euro al giorno.

Serve creare un sistema identico, riconoscibile, tracciato (usando magari anche le varie ciclopiste sparse nella zona e creandone di altre). Lavorerebbero bene i bar, i ristoranti, gli hotel e i B&B. Si creano prezzi e costi fissi uguali per tutti (range di prezzo standard e accessibli). Informazioni standardizzate e sempre riconoscibili e fruibili. In Spagna porta centinaia di migliaia di turisti e centinaia di milioni di euro all’indotto, in Italia come minimo potremmo fare uguale. Serve potenziare e collegare in un’unica rete, strutture e servizi ricettivi. Serve creare bella e grande segnaletica ad ogni angolo e bivio. Serve creare una sezione della app PI con dentro la lista di tutti i luoghi dove mangiare, dormire fatti per i pellegrini. Inserire anche i luoghi da visitare (musei, chiese, ecc.)

Bisogna investire creando una via adeguata, che richiami su di sé curiosi, pellegrini, trekkers, camminatori. Serve sensibilizzare e informare il territorio, creare sgravi fiscali e agevolazioni per chi decide di aprire un’attività per pellegrini (che hanno una capacità media di spesa inferiore rispetto al turismo tradizionale e soprattutto la loro “vacanza” dura parecchie settimane, anche mesi). Trasmettere l’idea che quella via – storica, antica, solcata dalle moltitudini nel corso dei secoli – è una risorsa economica per chi ci vive vicino, che crea nuovi luoghi di aggregazione, posti di lavoro. Dà nuova vita a tanti paesini svuotati e cristallizzati dalla noia. Vedere passare da lì camminatori entusiasti e curiosi non può che essere uno stimolo per regalare ai locali una prospettiva diversa da quel piccolo mondo in cui vivono, abituato a pochi stimoli e ancor meno a scambi con chi viene da lontano.

 

Dall’oro al sale, in Italia sono oltre 53 le miniere che piacciono ai turisti

Trasformare le miniere abbandonate in luoghi turistici. Perché, cessata la produzione, per i pozzi e le gallerie che, nel corso di decenni, hanno “regalato” tonnellate di galena, blenda, ferro, bauxite, barite, sale, zolfo e altri elementi minerali si pensa a un nuovo utilizzo. Un nuovo corso capace di produrre economia, sfruttando decenni di lavoro e di alta tecnologia e ingegneria.

Un cammino non più caratterizzato da minatori che scavano in sottosuolo, ma con i turisti che vanno a guardare e studiare quello che resta del passato minerario italiano. E che mette assieme gallerie e villaggi, tecnologie industriali e architettura.

Punto di partenza il censimento e l’indagine promossa, a partire dal 2006, dall’Ispra (con la Rete nazionale dei parchi e musei minerari italiani) e che stima in 3000 i siti minerari dismessi distribuiti tra le diverse regioni d’Italia. Numeri importanti che vedono le presenze più significative in Sicilia (765 siti), Sardegna (427), Toscana (416), Piemonte (375) e Lombardia (294). Aree talvolta tutelate dalle soprintendenze ai beni culturali, in parte da bonificare e risanare, in parte pronte all’uso e in parte già in utilizzo. Serve quindi gestire e promuovere, a livello nazionale, percorsi e tour per favorire lo sviluppo di questa nuova forma di turismo».

«In Italia abbiamo un patrimonio minerario dismesso che in certe realtà locali rischia di essere disperso – dice Agata Patané responsabile, in qualità di coordinatore generale, del progetto REMI rete mineraria -; si tratta di siti che raccontano oltre due secoli di fatica e di sudore, di sviluppo economico e di cultura italiana che non possiamo permetterci di perdere e che, soprattutto, necessita di essere messo in sicurezza. Non perdiamo la memoria di questi luoghi, di per sé affascinanti, che raccontano la storia dello sviluppo industriale nazionale, che è storia di battaglie civili per il lavoro e la rinascita economica e sociale del Paese, perdendo in tal modo anche l’occasione per rilanciare un turismo consapevole che già nel resto d’Europa vanta esperienze significative».

COLLABORARE CON I PRIVATI PER AUMENTARE INDOTTO, LAVORO E RICCHEZZA

L’AGENZIA PATRIMONIO ITALIA COLLABORERÀ CON I PRIVATI PER PORTARGLI CLIENTI

Bisogna categorizzare e strutturare la vasta offerta turistica che abbiamo, altrimenti si sperde! LA CULTURA E IL TURISMO NON SONO FATTI SOLO DI ARTE E MUSEI

L’Italia ha tanto da offrire, e deve dare l’opportunità a tutti di poter creare lavoro, ricchezza e indotto offrendo beni e servizi per i quali siamo famosi in tutto il mondo.
Serve valorizzare e categorizzare tutte le attività che potrebbero beneficiare di turismo: concerti, biblioteche, conferenze, attività sportive, escursioni naturalistiche, agriturismi, luoghi dello shopping (es. outlet, centri orafi e di gioielleria dove acquistare preziosi), percorsi enogastronomici, ecc.

Nella APP e nel sito verranno inseriti a seconda delle zone e delle cose consigliate da fare, tutte le indicazioni con tanto di possibilità di prenotare e pagare tramite app/sito, anche per ESCURSIONI, ATTIVITA’ SPORTIVE, VISITE GUIDATE, RISTORANTI, HOTEL, B&B, ecc. Quindi tutti i privati che per esempio hanno un ristorante, o offrono servizi di trasporto o fanno escursioni naturalistiche o portano la gente a fare tour con la barca, o fanno discese rafting giù per i fiumi per esempio, o sono specializzati nel cucinare cibi tipici regionali/locali, verranno inseriti nelle liste di cose da fare (sotto la voce specifica, per esempio TOUR ENOGASTRONOMICI, oppure TOUR ED ESCURSIONI NATURALISTICHE, TOUR DELLA MODA, DELL’ARTIGIANATO, ecc.)
Quindi tutti i privati, le partite iva, le aziende che offrono servizi ai turisti (dai ristoranti al privato che si fa pagare tot all’ora per fare da guida turistica), potranno farsi pubblicità e lavorare meglio e di più grazie alla app/sito dell’agenzia.
All’interno di ogni categoria, come per esempio: nei tour enogastronomici o religiosi/sacri, verranno creati percorsi specializzati come ad esempio:
– TOUR DEL PROSCIUTTO CRUDO: Vai a PARMA, o MONTAGNANA, o SAN DANIELE per esempio, e visita il museo del prosciutto (clicca qui per prenotare e vedere il percorso per come arrivarci) e poi puoi andare a mangiare il prosciutto in questi ristoranti che ti consigliamo (e gli viene fuori la lista, e il turista potrà prenotare e volendo anche pagare).
– TOUR SACRI E RELIGIOSI: La app proporrà percorsi che includono chiese, monasteri, abbazie, luoghi sacri, ecc. sparsi per l’Italia e sceglibili a seconda delle regioni che toccherai/vorrai visitare. E l’APP ti dirà, “visto che sei qui, perché non ne approfitti a visitare o assaggiare anche questo..”
– TOUR ARTE ROMANA: Per chi vuole venire in Italia solo per l’arte romana per esempio… e così via.

LUNGHI PERIODI DI COMODATO D’USO

Per le opere d’arte (specie per quelle per cui non abbiamo spazio da mettere in mostra). Abbiamo i magazzini pieni di oggetti non in mostra, sarebbe meglio prestarli ai musei o ai privati di tutto il mondo in modo da potersi fare mostre permanenti o altro. Gli fai prestiti lunghi e così ci guadagniamo ogni anno, invece che lasciarle a far polvere, quelle di poco valore e rotte, e molteplici, magari venderle anche ai privati per metterle in casa). Questa attività viene ad oggi fatta poco, serve implementarla, in tal modo, oltre che a maggiori guadagni per i musei, si incentiva la conoscenza del patrimonio culturale italiano anche all’estero.

RIFORME PER CANCELLARE O MODIFICARE LA BUROCRAZIA SU CULTURA E TURISMO

CREAZIONE DI UN UNICO ENTE NAZIONALE PER L’ASSEGNAZIONE DELLE “STELLE” AGLI HOTEL - Aderire al sistema HOTREC

In Europa 21 Paesi membri e cinque Paesi osservatori partecipano a un processo di classificazione standardizzato da parte di diversi organismi ufficiali, il che significa che i loro hotel possono ottenere da una a cinque stelle, in base a diversi criteri. In Europa 21 nazioni utilizzano un sistema di classificazione comune che assegna le stelle agli hotel. Ciascuno di essi viene valutato in base a 247 criteri, suddivisi in cinque categorie. Sotto il patrocinio di Hotrec tutti i membri dell’Unione Hotelstars classificano i loro hotel in base alla stessa serie di criteri, noti anche come i 21 principi Hotrec.

Nonostante l’Unione Hotelstars eserciti un grande potere sulle classificazioni degli hotel in gran parte dell’Europa, alcune nazioni – tra cui Francia e Portogallo – utilizzano i propri sistemi nazionali. In altri Paesi, come la Finlandia e la Norvegia, non esiste alcuna classificazione in stelle. Spagna e Italia, al contrario, utilizzano rispettivamente 17 e 21 classificazioni regionali distinte per classificare i propri hotel.

In Italia oggi, ogni regione assegna come vuole le stelle agli hotel, questo non crea omogeneità nazionale e anzi crea disuguaglianze e iniquità, perché spesso sono venuti fuori scandali dove “basta pagare o essere amici di..” per avere più stelle. Come fa un cliente a fidarsi allora? Serve creare parametri standard, seri e uguali per tutti, seguendo le normative internazionali.

PASSARE L’ISTITUTO F.E.C. SOTTO LA NUOVA AGENZIA “PATRIMONIO ITALIA”

Il ministero dell’Interno ha un patrimonio, diffuso su tutto il territorio nazionale, costituito da chiese e abbazie, aree archeologiche e museali, fondi rustici, unità immobiliari, aree boschive protette. Fondo edifici di culto (Fec) è un ente dotato di personalità giuridica. L’origine del suo patrimonio deriva dalle leggi della seconda metà del 1800 con le quali lo Stato italiano soppresse alcuni enti ecclesiastici. Questo fondo fa parte del Ministero dell’Interno e non di quello della Cultura. Oltre a non venire valorizzato da anni non ha fondi per restauri. Va messo assieme al resto del patrimonio nazionale sotto la gestione PATRIMONIO ITALIA, in modo da venire gestito e finanziato assieme a tutto il resto.

https://www.interno.gov.it/it

TUTTI GLI ISTITUTI DI RESTAURO ITALIANI SARANNO GESTITI DALL’AGENZIA PATRIMONIO ITALIA IN MODO DA FARLI RINASCERE

L’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, per esempio, è uno dei posti in cui le opere d’arte riprendono vita. Per tutti si tratta di un’eccellenza che non ha pari al mondo. Qui ci si è presi cura di migliaia di opere d’arte, buona parte delle quali vere e proprie picchi d’eccellenza dell’arte occidentale. E’ sotto organico ed essendo a gestione pubblica, per poter assumere (oltre ad avere già di suo pochi finanziamenti) deve fare concorsi, e sta aspettando da anni per “problemi burocratici” il personale che ha vinto i concorsi. Serve cambiare gestione ed organizzazione anche di tali enti tramite la nuova agenzia PATRIMONIO ITALIA, implementandone anche i finanziamenti.

RIFORMA DEL MINISTERO DEI BENI CULTURALI

RIFORMA DEL MINISTERO DEI BENI CULTURALI

Serve trasformare il “ministero dei beni culturali e del turismo”, cominciando dal nome, “MINISTERO DELLA CULTURA, COMUNICAZIONE, SPORT E TURISMO” in quanto dovrà gestire, proteggere e valorizzare non solo il patrimonio culturale tradizionale (artistico e paesaggistico) ma anche la cultura in generale come espressione dell’essere umano, come la cultura digitale, i media, la comunicazione, le attività editoriali, le attività sportive, le attività teatrali e cinematografiche, le attività folkloristiche, ecc. in quanto con cultura non si deve intendere solo un museo o un’opera d’arte ma tutto quello che fa parte delle tradizioni culturali antiche, presenti e future del popolo Italiano (tra l’altro molti dei ministeri della cultura di vari Paesi europei gestiscono anche la comunicazione e lo Sport).

Tutte queste discipline sono interconnesse e devono essere coordinate e messe l’una a supporto dell’altra per poter crescere, in modo equilibrato ed efficiente. Il ministero farà da cappello coordinatore, controllore e finanziatore, ma poi il vero lavoro operativo di gestione, organizzazione, protezione e valorizzazione, lo farà la nuova agenzia indipendente PATRIMONIO ITALIA che creeremo appositamente.

Al di là del nome, questo ministero, come anche gli altri ministeri, grazie alle nostre riforme, riceverà un totale riassetto organizzativo. Dobbiamo sradicare la cattiva gestione burocratica, inefficiente, pesante e clientelare che si è creata nel corso dei decenni. La malagestione è dilagante, per esempio molti musei nazionali sono chiusi per lavori da anni per poi scoprire che i lavori (per motivi burocratici) non sono mai iniziati. Musei che sono sotto organico, sotto finanziati, o tenuti chiusi senza motivo. Musei che si autogestiscono alla bene e meglio in modo scoordinato e inefficiente. Questi sono solo esempi sulla disastrosa gestione della cultura italiana, per questo dobbiamo cambiare subito il sistema e ricominciare da capo per il meglio.

RIFARE IL CODICE DEI BENI CULTURALI

Serve rifare completamente il codice dei beni culturali, tramite l’agenzia PATRIMONIO ITALIA, seguendo criteri professionali, moderni e in linea con quelli dei Paesi anglosassoni, e non sarà più un codice burocratico vincolista come quello attuale.

CANCELLARE LE SOPRINTENDENZE ARCHEOLOGICHE

Grazie alla nuova agenzia PATRIMONIO ITALIA non avranno più motivo di esistere, anche perché purtroppo, negli anni, si sono spesso dimostrate incapaci, sofferenti, e inefficaci a salvaguardare e valorizzare il patrimonio culturale. Sono troppo “vecchio stile”: burocraticizzate, e spesso politicizzate, vincoliste e “passive”, per non parlare che sono spesso sottodimensionate e sottofinanziate.

MECENATISMO UNIVERSALE

Serve aumentare e migliorare “l’Art Bonus” aumentando il credito di imposta del 100% per tutte le imprese e i privati che doneranno soldi ad enti culturali, musei, monumenti, parchi, ecc. Questo per aiutare il restauro, la messa in sicurezza, la riapertura alle visite, l’acquisto di beni, ecc. ma anche per le donazioni fatte ad associazioni culturali, dello spettacolo, e di ogni tipologia. Tutti i soldi donati per un determinato bene od ente, andranno soltanto a quel bene o ente, e non come adesso che il ministero decide di usare i soldi come vuole, destinandoli ad altri beni diversi rispetto a quello per cui l’azienda aveva donato. Bisogna rispettare il volere del donatore.

Serve introdurre anche una DEDUZIONE DI IMPOSTA PER TUTTI I CITTADINI, sarà del 100%. Quindi la somma donata per la cultura non verrà conteggiata nel reddito per il pagamento delle tasse. Le donazioni dovranno essere fatte in via telematica.

Sarà possibile, tramite un’apposita sezione online del sito/app che sarà della nostra nuova agenzia PATRIMONIO ITALIA, donare (in generale, oppure a qualche ente specifico) e automaticamente registrare tale transazione in modo da renderla deducibile al 100% automaticamente dalla propria cartella virtuale fiscale (vedi sezione programma Economia e Finanze). In tal modo anche i turisti potranno donare tramite la APP. 

La detrazione sarà trasferibile anche agli eredi (nel caso in cui il donatore morisse prima di veder ricevere indietro tutti i soldi del credito d’imposta). Attualmente in Italia non è così.

IL RUOLO DELLO SPETTACOLO E DELLO SPORT IN ITALIA COME RISORSE SIA CULTURALI CHE SOCIOECONOMICHE

https://spettacolo.cultura.gov.it

La domanda di intrattenimento, che spazia dal cinema al teatro, dalla musica allo sport, è in continua evoluzione e, nonostante le crisi economiche, tende a mantenere e persino rafforzare il proprio impatto sul consumo culturale. Contrariamente ad altri settori, il consumo di beni immateriali (come film, concerti o eventi sportivi) spesso reagisce positivamente alle difficoltà economiche, rappresentando un volano per la crescita economica e la coesione sociale.

Un ruolo fondamentale ce l’hanno gli operatori del settore, per cui c’è la necessità di investire nella formazione professionale e nella tutela dei diritti degli artisti, elementi chiave per la crescita sostenibile del comparto.

Per sfruttare appieno il potenziale culturale e sportivo dell’Italia, è necessario un impegno congiunto mirato a creare sinergie tra le varie componenti del sistema: una riforma strutturale delle politiche, l’innovazione nei finanziamenti e un forte investimento nella formazione e nella valorizzazione del patrimonio culturale e sportivo nazionale.

Sviluppo di politiche integrate e di lungo periodo
È auspicabile un approccio coordinato che unisca il settore pubblico, privato e locale per sostenere la produzione artistica e sportiva. Le politiche dovrebbero mirare non solo alla promozione ma anche alla creazione di infrastrutture e reti di distribuzione efficaci.

Rafforzamento degli strumenti finanziari e normativi
Il potenziamento dei meccanismi di finanziamento (come i fondi dedicati allo spettacolo) e l’aggiornamento delle normative sono essenziali per favorire investimenti mirati. Incentivi fiscali e sostegni diretti possono facilitare la realizzazione di progetti di alta qualità e innovativi.

Investimento in formazione e capitale umano
La formazione degli operatori del settore – dalla scuola secondaria alle università e agli istituti specializzati – è cruciale per garantire che le competenze siano allineate con le esigenze di un mercato in continua evoluzione.

Promozione di una diversificazione dell’offerta sportiva e culturale
Oltre al grande calcio e ai grandi eventi, è importante valorizzare anche gli sport minori e le iniziative culturali locali, che possono generare nuove nicchie di mercato e contribuire alla crescita territoriale.

Miglioramento della ricerca e della raccolta dati
Investire in studi e ricerche approfondite consentirebbe di definire strategie più efficaci e di monitorare con precisione l’impatto economico e sociale delle attività culturali e sportive.

DEFINIRE UN NUOVO SISTEMA E GESTIONE PER IL FINANZIAMENTO DELLO SPETTACOLO DAL VIVO

Serve collaborare con C.Re.S.Co. (Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea, tra le realtà maggiormente rappresentative del settore dello spettacolo dal vivo) e anche AGIS e Federvivo, e seguire loro consigli per migliorare il sistema di finanziamento pubblico (da parte del Ministero della Cultura) per lo spettacolo dal vivo. 

In Cresco ad oggi (2024) sollevano al Ministero della Cultura il problema di un sistema consultivo che dà voce solo a una parte (AGIS e Federvivo), escludendo le oltre 250 realtà che rappresentano un segmento fondamentale del comparto. Chiedono quindi una maggiore inclusione e trasparenza nel processo decisionale, perché un sistema democratico dovrebbe ascoltare tutte le voci, soprattutto quelle più innovative e ri-generative. I Decreti ministeriali in merito, pubblicati in tempi diversi negli anni precedenti (ad esempio, il 1° luglio nel 2014, il 14 luglio nel 2017, e il 25 ottobre nel 2021), non sono stati mai pubblicati in tempo e nel 2024 ha creato gravi problemi per le imprese del settore.

Questo ritardo viene interpretato come un sintomo di un malfunzionamento politico e amministrativo che mette a rischio la salute dell’intero sistema dello spettacolo dal vivo.

Pur riconoscendo alcuni segnali di apertura (come l’introduzione di misure per favorire l’accesso delle persone con disabilità e una migliore lettura degli spettacoli in luoghi non convenzionali), C.Re.S.Co. mette in dubbio se gli obiettivi strategici, in particolare quello di promuovere l’innovazione e la qualità artistica, siano realmente rispettati nel testo del DM.

Criticano l’introduzione di nuove figure (ad esempio, il direttore artistico junior) e la gestione dei Centri di Produzione, temendo che queste misure possano penalizzare le realtà più piccole, quelle provinciali e le giovani compagnie, fondamentali per il rinnovamento e la diversità della scena.

la rimozione o la mancata valorizzazione del concetto di “rischio culturale” nel nuovo DM rischia di far perdere al settore quella componente essenziale che differenzia il sostegno pubblico alla cultura dall’intrattenimento commerciale.

L’attenzione, ad esempio, agli indicatori di mercato (costo e incasso medio per spettatore) potrebbe distogliere l’attenzione dai valori qualitativi e dalla capacità innovativa degli artisti. C.Re.S.Co. chiede che il processo decisionale per il nuovo DM sia riorganizzato in modo da includere tutte le realtà del settore, che le proposte di rinnovamento siano coerenti con gli obiettivi strategici dichiarati (innovazione, qualità, inclusione e territorialità) e che venga riconosciuto il valore del “rischio culturale” come elemento fondamentale del sostegno pubblico alla cultura.

https://www.teatroecritica.net 

https://www.miriconosci.it/ 

https://www.federculture.it/federculture-2/chi-siamo/ 

https://aedon.mulino.it/archivio/2010/1/pellizzari.htm 

https://www.cattaneo.org/ 

https://aedon.mulino.it/archivio/2010/1/pellizzari.htm

https://www.miriconosci.it/il-sistema-culturale-nazionale/

https://italiaindati.com

https://www.ilsole24ore.com

https://osservatoriocpi.unicatt.it

https://irpimedia.irpi.eu/

https://www.economiadellacultura.it/ 

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